PUTIN E MEDVEDEV SI SCAMBIANO I RUOLI

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

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Colpo di scena al congesso del partito Russia Unita celebrato a Mosca. Il presidente russo, Dimitri Medvedev, in un palazzetto dello sport gremito da una platea entusiasta di 11mila spettatori, ha chiesto all'attuale primo ministro Vladimir Putin di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali del marzo 2012. E, in caso di vittoria - uno scenario considerato praticamente certo - Medvedev diventerebbe premier.

Uno scambio di ruoli in piena regola, insomma, che permetterebbe di prolungare un patto di potere consolidato negli anni, a discapito delle richieste di rinnovamento della classe politica emerse dalla società.

A cominciare le danze è stato Putin.

L'indiscusso leader della politica nazionale ha proposto l'attuale presidente della Federazione come capolista di Russia Unita per le elezioni legislative del 4 dicembre prossimo.

Una mossa completamente inaspettata, dal momento che Medvedev non è nemmeno iscritto al partito. Partito che, da qualche tempo, ha subìto un grave calo dei consensi e che quindi verrebbe rilanciato dalla guida di Medvedev.

Poi è stata la volta del presidente, che ha indicato Putin come suo successore al Cremlino. Una proposta accolta come «un grande onore» dal primo ministro, che ha approfittato del momento per rincarare la dose. «Sono sicuro che Russia Unita vincerà e che, sulla base del sostegno popolare, Dmitri Anatolevich (Medvedev, ndr) potrà creare una squadra nuova, giovane, efficiente ed energica e dirigere il governo».

Di fronte alla nomina, Medvedev si è detto pronto per un «lavoro operativo» nel nuovo governo. «Se il partito di maggioranza vince le elezioni, e di questo sono quasi certo - ha dichiarato il presidente - allora continuerò a lavorare per modernizzare il Paese e assumere un ruolo pratico nel governo».

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La reciproca investitura è stata suggellata da un'ovazione da stadio, turbata da un unico dissenso. Nel corso del voto a scrutinio segreto sulle liste legislative del prossimo dicembre, infatti, un solo «no» si è levato dalle fila dei 583 delegati del congresso.

Calato il gelo, Putin ha tuonato: «Si alzi in piedi chi ha votato contro». Ma la richiesta è caduta nel silenzio generale della platea.

Lo scenario presentato ieri, e accolto con sorpresa, potrebbe in realtà rappresentare un progetto accarezzato da tempo dai due leader. Lo stesso Putin, infatti, ha ammesso che «l'accordo su quello che doveva essere fatto, e da chi, l'avevamo trovato da tempo, da diversi anni».

Eppure negli ultimi tempi pareva che tra i due aleggiassero insolite tensioni. Medvedev aveva cercato di ritagliarsi un ruolo più autonomo da Putin, e sembrava interessato all'eventualità di un secondo mandato presidenziale. Il premier, dal canto suo, non aveva smesso di rimpiangere l'occasione mancata del marzo 2008, quando dopo otto anni alla guida del Cremlino, una legge gli impedì di ricandidarsi per la terza volta consecutiva.

Già nel dicembre dell'anno prima, allora, Putin aveva ufficialmente indicato Medvedev, suo delfino e allora vicepremier, come successore alla presidenza della Federazione. Un suggerimento che venne accolto dall'elettorato, presso il quale l'ex capo dei servizi segreti godeva di un fortissimo consenso, stimato tutt'oggi al 60%.

Un apprezzamento costruito negli anni, a partire dall'immagine di uomo «dal pugno di ferro» che Putin si guadagnò durante la seconda guerra cecena nel 1999, e che confermò con la lotta ai patrimoni di alcuni oligarchi e con la linea dura contro il terrorismo.

Un programma che restituì alla Russia quella stabilità apparente che mancava dai tempi dell'Urss, pur con notevole sacrificio delle libertà democratiche e dei diritti umani all'interno del Paese. Dopo il 2008, poi, il sodalizio tra i due aveva manifestato segni di cedimento.

Dapprima fu la questione ecologica a dividerli, quando Medvedev condannò la decisione di Putin di riaprire la fabbrica di un magnate russo, accusata di pompare acqua tossica in un lago protetto dall'Unesco. Negli ultimi mesi, poi, era stato l'intervento in Libia ad allontanarli, alimentando un secco botta e risposta tra i due.

                                                          Putin

Putin aveva criticato la partecipazione alle operazioni militari nel Paese nord-africano, definendola «una chiamata medioevale alla crociata». Parole che il presidente russo aveva bollato come «inaccettabili».

Senza parlare della diversa linea che i due leader volevano seguire per rilanciare il Paese. Se Putin infatti puntava tutto sullo slancio economico, Medvedev, al contrario, sosteneva la via delle riforme politiche.

Se lo scenario caldeggiato ieri durante il congresso dovesse diventare raltà, Vladimir Putin tornerebbe al Cremlino per il terzo mandato. Questa volta, però, grazie alle riforma costituzionale recentemente introdotta, l'incarico durerebbe sei anni, e non più quattro. Senza contare che l'attuale premier potrebbe ricandidarsi anche nel 2018.

fonte: http://goo.gl/7ztcm

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