RUSSIA: I MERCATI FRENANO LE PRIVATIZZAZIONI
La targa sulla sede di Rosneft a Mosca 
La crisi dei mercati azionari non risparmia la Russia ma in questo caso, contrariamente a quanto accade in Occidente, invece di spingere il governo a una politica di dismissioni ad ogni costo pur di fare cassa, fa rimettere in discussione il vasto piano di privatizzazioni su cui il governo di Vladimir Putin sta lavorando da oltre un anno, non senza contrasti interni.
L’autorevole quotidiano economico Kommersant ha pubblicato una lettera inviata in dicembre dal vicepremier Igor Secin a Putin, in cui si consiglia di avere pazienza e di non procedere in tempi troppo affrettati con le privatizzazioni, dato il basso valore di mercato che in questo periodo caratterizza le azioni delle aziende messe sulla “lista d’oro”.
In altre parole, meglio aspettare una ripresa del mercato azionario se non si vuol correre il rischio di svendere un patrimonio ingente in cambio di pochi soldi.
Il piano di privatizzazioni, a quanto si era finora appreso da indiscrezioni informali, comprendeva colossi come Rosneft (massima azienda petrolifera) e Transneft (semi-monopolista degli oleodotti e del sistema di trasporto energetico, e ancora RusHydro (energia idroelettrica), VTB Bank (finanza), RZD (le ferrovie nazionali) e altre aziende di primaria importanza.
Nessuna, nei progetti, avrebbe dovuto passare interamente in mani private: lo Stato si sarebbe comunque riservato una quota maggioritaria, offrendo però ai privati la possibilità di considerevoli utili visto che si tratta senza eccezioni di aziende con un largo attivo e ottime prospettive di ulteriore sviluppo.
Sia l’individuazione delle aziende da privatizzare sia la definizione delle caratteristiche finanziarie che dovrebbe avere l’intera operazione sono stati oggetto di un continuo tira-e-molla fra i vari gruppi di potere (e d’interesse) che hanno la loro rappresentanza dentro il governo, e già nell’arco del 2011 ci sono state diverse accelerazioni e poi frenate, senza che si arrivasse a un piano definitivo.
L’obiettivo del programma era (è) di incassare entro due anni una quarantina di miliardi di dollari, necessari per finanziare gli ambiziosi programmi di welfare che Putin vorrebbe realizzare a breve, soprattutto in materia di pensioni e sanità. Una decisione in merito dovrebbe essere presa entro febbraio: l’idea del premier era chiaramente quella di annunciare importanti miglioramenti del welfare alla vigilia delle elezioni presidenziali, in cui la sua candidatura è oggi meno scontata di quel che si poteva credere qualche mese fa.
fonte: http://blog.ilmanifesto.it/estestest/
di Astrit Dakli