CINA, IL GIGANTE DEBOLE

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

                                                 Contenitore per cauri - Impero cinese                                                               contenitore-per-cauri.-impero-cinese.jpg

L’ascesa sulla scena economica mondiale di imprese trasnazionali provenienti dalle cosiddette economie emergenti rappresenta senza dubbio uno dei fenomeni più significativi degli ultimi anni. Le modalità attraverso le quali questi nuovi attori si sono imposti sui propri mercati e si stanno avventurando sulle piazze delle economie meno sviluppate, bussando alle porte dell’occidente senza colpo ferire, presenta implicazioni interessanti e porrà conseguenze importanti che terranno occupati ricercatori ed esperti per i decenni a venire.

Oltre a studiare di quali modelli di business e modalità di innovazione saranno portatori questi nuovi players, una questione da affrontare con una certa urgenza è quella relativa alle modalità attraverso le quali queste imprese faranno proprie le urgenze poste dall’ insostenibilità, ormai manifesta del nostro modello di sviluppo. 

 Semplificando il timore è in parte il seguente: quali le conseguenze che millioni di nuovi consumatori avranno sul pianeta?

Stando ai rating sulla sostenibilità prodotti di recente non si può fare a meno di notare con stupore che, tra le Global 100, la lista delle imprese 9788854841895gglobali con le migliori performance nel campo della sostenibilità, si sono negli ultimi tempi registrati costanti aumenti di aziende provenienti da queste aree del mondo.

Ad approfondire la questione si scopre che se qualcosa si muove è in campi come la filantropia, nelle pratiche di business inclusive e rivolte alle comunità locali e nella creazione di un “business environment” solido ed attraente per gli investimenti stranieri (categoria che attira qualche dubbio circa la sua corrispondenza con i temi della sostenibilità).

Questo, almeno è quello che emerge da uno studio, non a caso intitolato “Crescita veloce, grandi impatti“, che prende in considerazione 12 multinazionali appartenenti a un campione rappresentato da Brasile, Egitto, Messico, India, Sud Africa e naturalmente Cina e realizzato dal Ministero per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo tedesco (BMZ).

Esempi cinesi di intraprendenza in questi campi sono i soliti giganti Lenovo, China Mobile e Haier, tra i pochi con i mezzi materiali e manageriali per comprendere i rudimenti di un impegno nella sostenibilità su basi serie.

Riducendo la prospettiva di analisi al solo continente asiatico un’altra conferma viene dall’Asian Sustainability Rating (ASR) sviluppato da Responsible Research a dal think tank con uffici in tutta l’Asia, Csr Asia.

Analizzando le informazioni pubbliche di imprese appartenenti a 10 paesi asiatici riguardo la sostenibilità (corporate governance, ambiente e sociale) ASR conferma l’ indiscussa leadership coreana.

La maglia nera va invece alla Cina e alle sue aziende, in prima istanza perStatua-raffigurante-un-balestriere-inginocchiato-Dinastia-Q.jpg il minor grado di trasparenza nel fornire informazioni interne e secondariamente per le peggiori performance che si è stati in grado di appurare in tutte le categorie prese in considerazione tranne la governance. Se si butta l’occhio all’organigramma aziendale, i sustainability department, qualora esistano, vanno il più delle volte a ricadere nell’alveo delle relazioni pubbliche.

Nota, questa, che ce la dice lunga sulla prevalente interpretazione difensiva della sostenibilità quale questione per agguerriti uffici stampa interni.                                                                                           
A questo punto viene da chiedersi se le previsioni fatte da alcuni accademici sulla possibilità che, sullo sfondo del fallimento della supremazia occidentale nell’imporre modelli di sostenibilità, una nuova e vitale linfa stesse levandosi da alcune delle economie emergenti, Cina in testa, paiono troppo ottimiste se non infondate.

A dare man forte a quest’ultima opinione le convinzioni di alcune figure di spicco dell’ambientalismo cinese come Huo Daishan (noto per le sue battaglie contro l’inquinamento del fiume Huai) per cui: “la realtà della Cina di oggi è che sia i governi sia le imprese hanno più a cuore i propri interessi economici che la vita delle persone”.

Nonostante ciò è innegabile che la Cina abbia tutto l’interesse per sviluppare soluzioni innovative e che, guarda caso, “innovazione” faccia sempre più rima con alcuni punti fermi della sostenibilità quale il risparmio energetico, la riduzione degli sprechi, la lotta ai cambiamenti climatici.

                                                     Cina -  Monastero Xuangong                                                                 Monastero_Xuankong_Cina.gif

A dimostrarlo stanno i grossi investimenti dispiegati in questa direzione e un’esposizione internazionale su questi che si fa sempre più audace sia a livello interno, con legislazioni sempre più punitive per chi infrange le regole, sia internazionale con un maggiore interventismo sulle tavole di discussione globale.

fonte: www.agichina24.it
di Nicoletta Ferro

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