MIKAHIL PROKHOROV, IL SUPERMILIARDARIO CACCIATO DALLA POLITICA
Il sotterraneo duello tra il presidente Dmitrij Medvedev e il premier Vladimir Putin per la candidatura alle presidenziali del prossimo marzo si arricchisce di un nuovo capitolo e fa una nuova illustre vittima: il supermiliardario Mikhail Prokhorov, che quest’anno si era buttato in politica mettendosi alla guida di un partito “liberale”, è stato ieri messo alla porta dal suo stesso partito.
La storia è complicata e oscura e forse non vale neanche la pena di entrare nei dettagli: il fatto saliente è che Prokhorov era la punta di diamante di un progetto teso a “tirare la volata” a Medvedev recuperando alla politica ufficiale l’elettorato liberale (per piccolo che sia in Russia), in pratica ridotto in clandestinità dopo il fallimento di tutti i piccoli partiti di quell’area.
Ora il partito di cui il miliardario era diventato capo, “Giusta Causa”, è stato oggetto di quel che lo stesso Prokhorov ha definito “un golpe manovrato dall’alto”: negli organi dirigenti sono entrati una serie di personaggi chiaramente legati all’amministrazione federale e fedeli all’eminenza grigia del potere russo, il primo vice capo dello staff Vladislav Surkhov, che ieri hanno votato l’estromissione del miliardario dal partito e quindi dall’opportunità di essere eletto in dicembre nel parlamento federale.
Come questo giocherà nel duello fra il presidente e il premier ancora non è chiaro, anche se le posizioni su cui Medvedev contava per costruire la
propria immagine appaiono sempre più indebolite.
Quanto a Prokhorov stesso, che finora era stato attentissimo a non infastidire personalmente né Putin né Medvedev, limitandosi ad attaccare il partito Russia Unita, non si sa bene che progetti possa darsi a questo punto: le sue chances di costituire un partito nuovo e con esso andare alle elezioni (come ha annunciato di voler fare in un’affollatissima conferenza stampa) sembrano davvero minime e per giunta il miliardario deve tener presente più che mai gli insegnamenti che gli vengono dalla sorte del suo predecessore (in veste di miliardario-politico) Mikhail Khodorkovskij, destinato a restare in carcere fino al 2017.
Finora nessuno lo ha accusato di niente, ma il fatto che gli uffici di una banca di sua proprietà siano stati recentemente oggetto di una pesante perquisizione della polizia dovrebbe comunque costituire un campanello d’allarme da non sottovalutare.
D’altro canto, non va nemmeno ignorato il peso negativo che il modo di agire dello stesso Prokhorov può aver avuto in questi mesi all’interno di
Giusta Causa, un partito che era già in piedi da anni prima del suo arrivo anche se non presente in parlamento.
L’irruenza e la mancanza di diplomazia del miliardario, unite all’imprevedibilità e illogicità di molte sue convinzioni (si cita come esempio la scelta come candidato di punta per le elezioni un noto attivista antidroga), potrebbero secondo alcuni politologi aver prodotto un’irritazione reale nei suoi confronti fra i membri più influenti del partito.
fonte: http://goo.gl/33iF3
di Astrit Dakli
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