UCRAINA: ESTROMESSA LA PRESIDENTESSA DEGLI ARANCIONI - paola
di Lello Stelletti
Julija Tymošenko: da simbolo della Rivoluzione arancione al carcere, la parabola discendente della Lady di ferro ucraina.
L'ex premier dell'Ucraina Julija Tymošenko
Non è passato molto tempo da quando la Rivoluzione arancione provò a cambiare le sorti dell’Ucraina, un Paese che, dopo il 1991, non è mai riuscito a diventare nazione. In quegli anni, figure come Viktor Jušcenko e Julija Tymošenko erano le anime di una società civile in rivolta che cercò per qualche anno di uscire da una situazione politica stagnante, basata sulla corruzione e il clientelarismo. Poi, qualcuno tradì gli ideali arancioni, vedi Jušcenko, e il ritorno al potere di una figura come Viktor Janukovyc, l’uomo degli oligarchi che guidano realmente lo Stato ucraino, hanno fermato questa carica di rinnovamento e democratizzazione.
Julija Tymošenko, in particolare, era diventata un vero e proprio simbolo in patria, ma anche un’icona a livello europeo, per il suo impegno a trascinare l’Ucraina fuori dalla longa manus della Russia e a darle un’impostazione occidentale. Lo stesso parlamento europeo di Strasburgo si colorò d’arancione per festeggiare la vittoria nel 2004 con l’elezione presidenziale di Jušcenko e il ruolo di premier affidato proprio alla Lady di ferro ucraina.
Ora, invece, in Ucraina è cambiato tutto. O meglio, non è cambiato niente. Il sostegno alla Tymošenko nel Paese è sceso a un povero 9,6% della popolazione, e ora, la prigione sembra essere il luogo in cui terminerà la carriera politica di Julija. Negli ultimi mesi è stata accusata di abuso di potere, ma per ora l’ex primo ministro ha evitato il carcere. La procura di Kiev ha ampliato le accuse inserendo anche tentativi di sabotaggio delle indagini e sottrazione agli interrogatori.
Dopo essere stata scortata in procura, infatti, la Tymošenko ha sostenuto una serie infinita di interrogatori che non hanno portato a nulla. O meglio, hanno portato una serie di minacce a non continuare a percorrere la strada intrapresa poiché le misure attuabili potrebbero esser ancora più dure. Viktor Pshonka, procuratore generale dell’Ucraina, ha cercato di dipingere il quadro riguardante l’ex premier a rappresentanti americani e di alcuni Stati europei. Anche a Bruxelles, molti rappresentanti hanno mostrato il loro dissenso per le notizie riguardanti l’arresto, anche se poi la notizia è stata smentita dalle autorità di Kiev.
La situazione tesa tra la Tymošenko e la procura generale dura praticamente da un anno, ossia dall’apertura della varie inchieste ai danni
della lady arancione. Nel maggio 2010, la prima accusa fu di corruzione nei confronti della Corte costituzionale: il fatto sarebbe avvenuto nel 2003. Da questo momento in poi, sono arrivate le accuse di abuso d’ufficio, si parla, per esempio, dell’acquisto di ambulanze a prezzi esagerati, ma soprattutto dell’utilizzo irregolare di quasi 530 milioni di dollari destinati ai fondi ambientali nel 2009 e, capitolo immancabile, la questione del prezzo del gas negli accordi tra Russia e Ucraina.
In realtà, da sempre Julija si è dovuta scontrare con il sistema giudiziario, spesso pilotato da quegli oligarchi che non hanno mai accettato di buon grado il fervore con cui questa donna si è battuta per affermare la sua idea di nazionalismo ucraino. A inizio 2011, in compagnia del marito, l’ex primo ministro aveva passato anche alcuni giorni di custodia cautelare in seguito all’accusa di evasione fiscale, falsificazione di documenti e appropriazione indebita. Non se ne fece nulla, le accuse si rivelarono un buco nell’acqua. Le questioni del gas con cui in un paio di situazioni ha salvato Kiev e dintorni dal freddo invernale sono state sempre un punto a suo vantaggio, soprattutto per il sostegno che ne ha ricavato dalla popolazione. Per questo Mosca, nel 2004 la accusò di corruzione, e tanto bastò per inserirla nella lista nera dell’Interpol, ma senza particolari sviluppi a livello giudiziario.
Il presidente dell'Ucraina Viktor Janukovyc
Ora le cose, però, sembrano essere cambiate. Dall’inizio del 2010, quando Viktor Janukovyc è tornato al potere, gli episodi giudiziari che hanno implicato membri del precedente governo Tymošenko. L’ex ministro dell’Economia Bohdan Danylyshyn, ha trovato asilo politico in Repubblica Ceca per sfuggire alla giustizia ucraina, mentre non è andata così bene a Gregorij Filipchuk e Yurij Lutsenko, rispettivamente ex ministro dell’Ambiente e dell’Interno, finiti entrambi in carcere.
Julija Tymošenko si è sempre difesa respingendo ogni accusa che le è stata scagliata contro e ha parlato di persecuzione politica contro di lei e verso quelle persone a lei legate. A suo dire, il presidente Janukovyc, con alle spalle ovviamente i soliti oligarchi che gestiscono tutto l’apparato politico ed economico in Ucraina, starebbe facendo tutto quanto in suo potere per azzerare la sua figura sul piano politico. Che sia vero o meno, la sparizione politica della Tymošenko sarebbe sicuramente un danno per tutti quegli ucraini che credono ancora in una possibilità per il Paese di affermarsi in maniera più indipendente dall’ingerenza russa.
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