Yulija Timoshenko arrestata; hanno vinto i poteri forti.
fonte: http://goo.gl/ZbOzV
di Astrit Dakli
L’ex premier ucraina Yulija Timoshenko è stata arrestata durante un’udienza del processo che si sta svolgendo a suo carico per abuso di potere e uso improprio di fondi statali – accuse entrambe legate alla questione energetica, che da anni blocca l’Ucraina.
L’arresto, ad opera di una trentina di agenti entrati in aula, è avvenuto dopo che il giudice Rodion Kireyev ha accolto la richiesta in tal senso della procuratrice Liliya Frolova, rappresentante della pubblica accusa, secondo la quale il comportamento della Timoshenko era di ostacolo alla giustizia.
Tutto si è svolto in modo assai movimentato: l’imputata si è messa a gridare “vergogna, vergogna!” e poi, rivolta al giudice, “fareste prima a spararmi, date una pistola alla procuratrice!”. Contemporaneamente gli agenti incaricati dell’arresto dovevano venire alle mani con un gruppo di sostenitori dell’ex premier, compresi diversi deputati della coalizione di partiti da lei tuttora guidata, “Patria”.
Pochi giorni fa un’altra richiesta di arresto da parte della Frolova era stata respinta dal giudice, che aveva ritenuto sufficienti le restrizioni cui la Timoshenko è sottoposta ormai da mesi – in sostanza il divieto di lasciare Kiev.
Fin dall’inizio, quando fu incriminata dalla Procura, l’ex premier ucraina ha mantenuto una linea di difesa basata sul negare ogni accusa e definire “persecuzione politica” il processo a suo carico, che sarebbe stato istruito secondo i suoi sostenitori su ordine del presidente Viktor Yanukovich per liberarsi di una rivale pericolosa. Yanukovich ha sconfitto Timoshenko di stretta misura nelle elezioni presidenziali del 2010 e da allora i sondaggi hanno visto la sua popolarità in continuo calo. Difficile capire dove sta la verità, se ce n’è una.
Come in altri casi simili, sia in Ucraina che nella vicina Russia, le accuse contro leader politici hanno molto probabilmente una sostanza concreta, ma sono altrettanto probabilmente costruite in modo unilaterale a vantaggio della parte politica dominante.
Nel caso concreto, poi, la vicenda è davvero torbida. Timoshenko è accusata di aver abusato dei suoi poteri di premier costringendo i deputati e i funzionari ucraini ad accettare un accordo sulle forniture di gas russo all’Ucraina “scandalosamente sfavorevole” a Kiev. In subordine, è accusata di aver tolto di mezzo come intermediaria del contratto con la russa Gazprom la società Rosukrenergo, una finanziaria a capitale misto russo-ucraino in cui ha fortissimi interessi un oligarca ucraino considerato vicino a Yanukovich, Dmytro Firtash.
Ultimo capo d’accusa, aver usato in modo non concordato i fondi spettanti all’Ucraina come “crediti” per le mancate emissioni di CO2. Il problema è che l’affare del gas è stato condotto da Timoshenko in stretto accordo con il collega russo Putin, e che una rimessa in discussione dell’accordo – come chiesto, senza troppa convinzione, dal partito di governo – porterebbe fatalmente a un nuovo scontro fra Kiev e Mosca, a tutto svantaggio della parte ucraina.
C’è dunque uno strano e complicato balletto di interessi dietro questo processo, in cui anche il Kremlino svolge un ruolo poco chiaro. La vicenda si intreccia poi con un altro processo, che dovrebbe aprirsi quanto prima a Kiev a carico dell’ex presidente Leonid Kuchma, coinvolto dalla Procura generale nel “caso” dell’omicidio del giornalista Georgiy Gongadze, ucciso undici anni fa da agenti di polizia su ordine (a quanto finora emerso) dell’allora ministro dell’interno. Anche questa vicenda si carica ovviamente di connotati politici e vede un svolgere un ruolo tutt’altro che chiaro anche i servizi segreti russi.
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