ANCHE GLI INDIANI S'INDIGNANO

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

La Campagna anti corruzione riunisce opposizioni, industriali ed estrema destra
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L’ultimo a salire letteralmente sul carro degli ‘indignados’ indiani è l’83enne Lal Krishna Advani, il falco della destra indiana che nel 2004 è stato sconfitto da Sonia Gandhi e che da allora guida l’opposizione.

Dopo anni di purgatorio, per l’infaticabile e carismatico leader del Bharatya Janata Party (Partito Popolare Indiano) si riaccendono le speranze di tornare al potere. Cogliendo al volo il movimento di protesta popolare contro la corruzione dilagante, Advani ha iniziato ieri un viaggio di 12 mila chilometri a bordo di uno speciale autobus.

Per la stampa indiana è il lancio ufficiale della corsa a Primo Ministro nelle elezioni del 2014, anche se lui stesso ha detto che "deciderà il partito" consapevole forse della sua condizione di 85enne candidato alla guida di un Paese dove la metà della popolazione è al di sotto dei 35 anni.

Il Jan Chetna Yatra (La Marcia per la coscienza nazionale), che nei prossimi 38 giorni percorrera’ in lungo e in largo il subcontinente,è l’ultima di una serie di picconate al governo dell’economista Manmohan Singh sempre più in difficoltà per le tangentopoli, l’inflazione galoppante e le faide tra ministri a mala pena contenute dalla autorità della ’leader maxima’ Sonia Gandhi, fortunatamente tornata al lavoro dopo una lunga assenza per una misteriosa malattia.

Come sta succedendo anche ad altre latitudini, il movimento degli indignados indiani si dimostra veramente trasversale. Parte dagli industriali che proprio ieri hanno scritto una ‘lettera aperta’ al governo per sollecitare una legge anti corrotti, fino ad arrivare all’’aam admi’ (l’uomo della strada) arrabbiato per il prezzo delle cipolle, ingrediente fondamentale della dieta indiana e vessato da una burocrazia vorace che va ’oliata’ a suon di mazzette.

E’ difficile capire quanto siano profonde le radici della corruzione in India, spesso mascherata in un ginepraio di leggi e procedure da cui se ne esce solo con la classica ’bustarella’. Uno straniero non se ne accorge, perchè grazie al ’senso dell’ospitalita’ è spesso trattato come un privilegiato. Ma per un normale cittadino, soprattutto se di casta bassa, il ‘bakshish’ è una consuetudine per ottenere qualsiasi tipo di pratica anagrafica, dal passaporto al certificato elettorale, fino alla ’ration card’ per comprare cibo sovvenzionato. Gli imprenditori non nascondono che pagare una mazzetta alla polizia evita loro un sacco di grane. Ci sarebbe insomma una soglia tollerabile di corruzione inevitabile in un’economia che cresce del 7-78%.

A sollevare la rabbia degli indiani non sono però le 100 rupie (meno di 2 euro) che di solito si allungano ai poliziotti, ma sono le varie Tangentopoli e Appaltopoli che avrebbero sottratto miliardi alle casse dello Stato e ingrassato i conti bancari segreti all’estero.
Si calcola che gli indiani abbiano fondi neri per 462 miliardi di dollari nascosti in Svizzera e nei paradisi fiscali, secondo un rapporto del centro studi americano Global Financial Integrity.

E’ interessante notare che il 68% della fuga di capitali e’ avvenuta dal 1991, l’anno dell’apertura delle frontiere dopo l’isolamento dovuto all’appartenenza al blocco sovietico.

Il riciclaggio di denaro sporco e le liste di presunti evasori - tra cui spicca l’allevatore di cavalli da corsa Hasan Ali Khan arrestato accusato di aver esportato in Svizzera ben 8 miliardi di dollari - sono state oggetto di inchieste giornalistiche e anche di campagne di protesta, come quella di Baba Ramdev, un guru dello yoga che si batte per la moralizzazione della politica, ma che ha un impero di scuole e centri di meditazione all’estero, tra cui un’isola al largo della Scozia.

L’ondata di sdegno ha costretto il governo a correre i ripari e a dotarsi di strumenti per accedere ai conti correnti nei paradisi fiscali. Proprio in questi giorni è entrato in vigore un nuovo trattato tra India e Svizzera sulla doppia imposizione fiscale che permetterà agli inquirenti indiani di chiedere informazioni su sospetti evasori a a partire dal primo gennaio 2012 aggirando quindi il segreto bancario che Berna è ormai stata costretta a rimuovere dopo le pressioni internazionali.

Ma la ‘madre di tutte le corruzioni’, come la chiama la stampa indiana, e’ lo scandalo dell’assegnazione delle frequenze di telefonia mobile di Seconda Generazione, risalente al 2008.

Due ex ministri delle Telecomunicazioni sono in carcere per sospetto favoreggiamento di alcune società telefoniche, mentre più volte lo stesso premier Manmohan Singh è dovuto intervenire per dichiarare la propria estraneità alla scelta di una procedura di assegnazione considerata penalizzante per lo Stato.

La Corte dei Conti ha infatti calcolato una mancata entrata per l’Erario di 39 miliardi di dollari (cifra però contestata). L’inchiesta, condotta dal Central Bureau of Investigation (l’Fbi indiana) ha anche prodotto dei risvolti grotteschi. E’ emerso infatti che l’ex Ministro Dayanidhi Maran, appartenente a un partito del sud alleato del Congresso, si era fatto installare a casa propria 320 linee telefoniche.

In una lettera al governo alcuni giorni fa, 14 famosi industriali e banchieri hanno chiesto l’urgente approvazione del Lok Pal (Garante anti corrotti) promesso dal Parlamento dopo lo sciopero della fame di 12 giorni del pacifista gandhiano Anna Hazare lo scorso agosto.

L’anziano attivista, che ha un enorme seguito, è riuscito a mobilizzare dietro di sè un intero Paese e a piegare il governo. In quei giorni centinaia di dimostranti con le bandiere tricolori nazionali picchettavano le case dei ministri a New Delhi e cantavano per le strade "Sonia Gandhi go back to Italy".

"Il forte intreccio tra una certa industria, politici, burocrati e affaristi è una delle più gravi minacce alla crescita del Paese" si legge nella lettera, la seconda negli ultimi dieci mesi, in cui invocano anche riforme della giustizia, elettorali e agrarie.

Gli indignados indiani non sono spaventati dalla recessione come lo sono gli spagnoli o i greci, ma dal rischio che l’India non riesca a emergere nel nuovo panorama mondiale a causa di una classe dirigente incompetente e corrotta.

fonte: http://goo.gl/HCqBY

di Maria Grazia Coggiola

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