IL CANDIDATO HERMAN CAIN E "LE COLPE DEI POVERI"

Pubblicato il da paetomm@gmail.com

L’Obama dei ricchi

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Anche nell’eventualitá che Barack Obama venga sconfitto alle prossime elezioni presidenziali del 2012, l’America, in teoria, potrebbe continuare ad avere un presidente di colore. Il recente crollo nei sondaggi del governatore del Texas Rick Perry infatti, ha coinciso, con l’ascesa nelle fila dei candidati repubblicani, di Herman Cain, 66 anni originario dello stato della Georgia che é riuscito in questi ultimi mesi a guadagnarsi sempre piú la fiducia dell’elettorato di destra malgrado le irrisorie possibilitá di successo con le quali ha iniziato il suo cammino elettorale.

Dopo l’ultimo dibattito tra i candidati repubblicani, Herman Cain é dato, in piú di un sondaggio, addirittura al primo posto nelle preferenze di voto dell’elettorato conservatore.

Nato ad Atlanta, dove tuttora risiede, Cain é certamente un personaggio interessante avendo accumulato una considerevole fortuna come presidente e amministratore delegato della catena di pizzerie Godfather’s Pizza, ma con un resumé che include anche una carriera di matematico nella sezione balistica della Marina statunitense e la nomina prima alla Vice-presidenza (1992 - 1994) e poi alla Presidenza (1995 – 1996) della Federal Reserve di Kansas City (una delle direzioni regionali della banca centrale americana). In aggiunta a tutto questo, Cain é anche il conduttore di un programma radiofonico e pastore della congregazione religiosa Antioch Baptist Church North.

Dotato di notevoli doti oratorie, Cain é riuscito a farsi largo nel folto gruppo degli sfidanti di Obama, grazie alla sua energia e ad uno stile personale che lo rende capace di esprimersi in maniera chiara e diretta, una dote che gli ha consentito di vincere, in stati importanti come la Florida e l’Illinois, le elezioni fittizie (i cosidetti straw polls) che si tengono regolarmente alla vigilia delle primarie per ’tastare il polso’ degli elettori. La semplicitá del messaggio costituisce anche il nocciolo della sua strategia politico-economica che si basa sul cosiddetto principio del 9-9-9.

Come tutti i Repubblicani, anche Cain dispone fondamentalmente di una formula universale da utilizzare in ogni condizione economica, sia in periodi di prosperitá che in fasi di contrazione come quella attuale: tagliare le tasse. La peculiaritá della soluzione proposta da Herman Cain si fonda su una ’semplificazione’ del sistema fiscale che include l’eliminazione di tutte le imposte attuali e la loro sostituzione con una tassa universale del 9% uguale per tutti, a prescindere dal reddito; una tassa del 9% sui profitti aziendali e una tassa, anch’essa del 9%, sul consumo.

Secondo Cain, questo sistema consentirebbe di generare introiti alle casse erariali paragonabili a quelli del sistema attuale ma con il vantaggio di stimolare l’attivitá economica e la ripresa dell’occupazione grazie alla minore pressione fiscale sulle aziende.

Ma, come era prevedibile, i critici non mancano.

Secondo Joe Minarik, direttore del settore Ricerca del Committee for Economic Development, vista la mancanza di dettagli e di modelli economici in grado di fornire simulazioni adeguate, é difficile stabilire con certezza quali sarebbero gli effetti concreti di una riforma fiscale come quella delineata da Cain. “Il deficit federale costituisce un buco enorme da riempire – ha dichiarato Minarik senza mezzi termini – e malgrado il fatto che l’imposizione di una tassa sul consumo del 9% rappresenterebbe un sostanziale reddito aggiuntivo, gli altri due punti del suo programma sono una diminuzione netta rispetto al livello attuale del prelievo fiscale e, a mio giudizio, il prodotto finale finirebbe con l’aumentare il deficit piuttosto che diminuirlo”.

Le critiche tuttavia non si fermano solo all’aspetto quantitativo del programma.

Anche ipotizzando che il 9-9-9 riesca a generare imposte paragonabili a quelle del sistema attuale, la distribuzione sociale dell’onere fiscale ne risulterebbe mutata. “L’ 1% piú facoltoso della popolazione – ha rilevato Roberton Williams del Tax Policy Center – paga al momento una quota fiscale effettiva pari al 18%, quindi l’imposizione di una nuova quota del 9% rappresenterebbe, per i ricchi, un taglio netto delle loro tasse della metá. Tra le classi  meno agiate invece, il 20% piú povero della popolazione é esente dal pagamento di qualsiasi tassa.

Con il programma 9-9-9, questo gruppo non solo vedrebbe aumentare istantaneamente le proprie tasse del 9%, ma si ritroverebbe a dover pagare anche una tassa sul consumo che, per sua stessa natura é regressiva perché, per i piú poveri, ogni spesa al dettaglio rappresenta una percentuale molto piú alta del loro reddito totale”.

Ma per Richard Lowry, responsabile economico del programma elettorale di Herman Cain, queste critiche lasciano il tempo che trovano: “Con il piano 9-9-9, anche i piú poveri finirebbero col migliorare la propria situazione perché al momento, molti di loro ricevono sussidi governativi che rimangono effettivi solo fin quando i beneficiari restano al di sotto di una certa soglia di reddito. Ció rappresenta un incentivo per queste persone a non lavorare perché un aumento, seppur minimo, del loro reddito li priva automaticamente di questi sussidi creando cosí una ’trappola di povertá’”.

Nel corso di una recente intervista televisiva, Cain ha detto, a proposito dei giovani che stanno occupando Wall Street, che é sbagliato prendersela con i ricchi. Che essere ricchi non é una colpa anzi, sono i poveri e i disoccupati a doversi assumere la responsabilitá della propria situazione economica. I risultati dell’ultimo censimento effettuato negli Stati Uniti nel 2010 mostrano che oltre quarantasei milioni di persone, pari a circa il 15% della popolazione, vivono al di sotto del livello di povertá.

Le dure parole di Cain sulle responsabilitá personali di questi individui rischiano di aggiungere al danno della loro indigenza anche la beffa di una vera e propria condanna morale nei loro confronti. Una condanna di cui, almeno qualcuno tra questi quarantasei milioni di persone, potrebbe ricordarsi nel seggio elettorale.


fonte: http://goo.gl/I64Op

di Marcello Cristo

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