COMPETIZIONE E CONTENZIOSI TRA CINA ED INDIA
Quando si parla di Cina e di India si fa fatica a pensare a queste due entità in termini di “Stati”. Sia geograficamente che culturalmente queste due potenze sembrano più due continenti, separati da una frontiera lunga circa 4000 km e rappresentanti congiuntamente circa il 37% della popolazione mondiale.
Entrambi sono paesi in crescita, sebbene con ritmi diversi. La Cina attualmente vanta una situazione economica più avanzata, come è stato testimoniato anche dal fatto di essere diventata la seconda economia più grande dopo gli Stati Uniti. Tuttavia, il suo tasso di crescita sta rallentando ed è destinato a stabilizzarsi nei prossimi decenni. Una delle ragioni più critiche di quest’andamento decrescente è connesso al futuro problema di forza lavoro in Cina, derivante da una situazione demografica artificiale causata dalla politica del figlio unico.
Il gigante asiatico rischia di imbattersi con un eccesso di cittadini anziani, fuori dalla forza lavoro e portatori di relativi problemi di sostenibilità delle pensioni. La politica di pianificazione familiare, sentita come necessaria dalla fine degli anni ’70 per sanare il problema della sovrappopolazione, rischia di compromettere il sistema economico nel lungo periodo e di rendere, prematuramente, la Cina un paese “vecchio” come molti Stati europei.
Altro problema è la progressiva diminuzione del fenomeno dei lavoratori
migranti, ovvero di coloro che hanno reso nota al mondo l’industria cinese grazie al vantaggio competitivo dei bassi salari. L’aumento parziale dei salari e una certa presa di coscienza da parte della società civile cinese sta portando ad una rivalorizzazione in senso qualitativo del lavoro destinata a cambiare quella che oggi è nota come l’”Industria del mondo”. I cambiamenti in corso indirizzano verso una Cina con meno forza lavoro, ma più pagata e scolarizzata.
L’India, dagli anni ‘90 in poi, ha iniziato a svilupparsi a ritmi altissimi che non hanno ancora accennato a rallentamenti, rendendo possibile il raggiungimento del livello cinese. Spronata dal confronto continuo con Pechino, l’economia di Nuova Delhi è attualmente una delle più vivaci al mondo e il governo dichiara apertamente di voler competere con il vicino cinese.
La crescita annua del PIL ha raggiunto il 9%, uno dei tassi più alti mai registrati da questo paese e la forza lavoro è ancora in fase di crescita. Oltre alla forza economica, l’India può vantare, rispetto alla Cina, un sistema politico più democratico e un amicizia con gli Stati Uniti che la rendono un temibile nemico agli occhi del Dragone. Pechino, infatti, si sente accerchiata da potenti paesi filo-americani come Corea del Sud, Giappone, Taiwan e India appunto, probabilmente la più temibile nel lungo termine.
I cinesi sanno bene quanto risentimento gli indiani provano verso di loro, a causa dei vari contenziosi territoriali che caratterizzano i confini tra i due paesi. La rovinosa guerra sino-indiana del 1962 per la conquista del territorio indiano dell’Aksai Chin che ha portato alla disfatta delle truppe di Nuova Delhi è una ferita ancora aperta.
Ad essa si aggiungono le tensioni per i nodi ancora irrisolti. La Cina controlla alcune zone del Kashmir rivendicate dall’India e in più avanza pretese verso l’Aruchanal Pradesh, ovvero quello che essi chiamano Tibet meridionale.
Inoltre, iniziano a consolidarsi i presupposti per una guerra dell’acqua, scaturita dal progetto cinese di costruire alcune dighe sul fiume Brahmaputra e la corsa alla costruzione di porti per l’egemonia nell’Oceano Indiano.
Detto questo, i due paesi hanno intessuto una serie di stretti legami commerciali, necessari per lo sviluppo di entrambe le economie. Addirittura per l’India, la Cina è diventato il primo partner commerciale,
superando così gli Stati Uniti. Dunque, le premesse per una sana collaborazione economica ci sono, ma bisogna lavorare sulla collaborazione politica.
Sarebbe necessario che la Cina cambiasse la propria politica estera in senso meno aggressivo e che si promuovesse un clima più favorevole alla creazione di forum multilaterali tra potenze regionali, così da trasformare le rivalità in sana competizione.
di Alessandro Cuttica
VEDI ANCHE:
GEL0 TRA IL "SENATUR" E IL CAVALIERE.
CISGIORDANIA: PALESTINESI SENZA PIU' RESIDENZA
TURCHIA: ERDOGAN TRA MEDIAZIONE E DETERMINAZIONE
"L' IRREQUIETO VENTO DEL NORD"
"UOMINI BLU" DAL DESERTO AL NUCLEARE _ (paola)